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Borse, quelle che hanno fatto storia 4


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Le borse che hanno fatto la storia

La borsa rappresenta l’accessorio per eccellenza, segno distintivo di stile e status symbol, è un oggetto cui nessuna donna può fare a meno. Oggi, più di ieri è indispensabile in ogni look, definisce, completa e armonizza qualsiasi outfit.

La valenza della borsa è fortemente simbolica e bilaterale. Delinea il potere femminile, la conservazione del denaro e dei beni di una donna. Ogni borsa può definirsi contenitore di un “microcosmo” personale con all’interno oggetti quotidiani indispensabili, e nel contempo afferma attraverso la scelta delle dimensioni, dei modelli, dei colori e delle stampe differenti, la personalità di ogni donna. La borsa è quindi interiorità ed esteriorità, bellezza puramente estetica e involucro di esigenze e segreti femminili.

La sua storia fa capo a tempi antichissimi, i primi modelli risalgono al Medioevo, e il suo significato deriva dal greco byrsa, cuoio, ciò indica il materiale con cui questa veniva creata.
Ma la borsa diventa vero e proprio accessorio moda nel Novecento, e in particolare nella prima metà, momento storico in cui le donne iniziano a viaggiare e ad essere più indipendenti, anni in cui gli sfarzosi ed “ingombranti” abiti vengono superati da silhouette dinamiche e linee più sobrie e fresche.

In questo periodo in Francia, due sono gli stilisti che rivoluzionano il mondo dell’accessorio: Coco Chanel ed Hermès. Negli anni ’30 i fratelli Hermès realizzano quella che poi prenderà il nome di Kelly. La casa di moda parigina, originariamente selleria, era specializzata nella lavorazione del cuoio tanto che inizialmente la fatidica borsa Kelly di Hermès nasce come sac à courrois, sacco per la sella. Dopo circa 20 anni, nel 1956, uno scatto sul magazine Life, cambia il destino della bag: la bellissima attrice Grace Kelly, da poco diventata principessa di Monaco, si nasconde dietro una Hermès, e da quell’istante la Kelly di Hermès diventa simbolo di classe ed eleganza.
Ad oggi la Kelly di Hermès è realizzata nei più disparati colori, in differenti misure e materiali pregiati, quali coccodrillo, lucertola, vitello, struzzo e tanti altri ancora.

Intorno a quegli anni, in Italia, Salvatore Ferragamo fonda l’azienda che porta il suo nome, specializzata in calzature e borse, di lì a poco, gran successo per la griffe nell’universo del jet-set internazionale.

Negli anni ’40 il marchio made in Italy Gucci sperimenta materiali atipici per il lusso, nasce la Gucci Bamboo: geniale innovazione degli artigiani quella di brunire canne di bamboo per la realizzazione del manico. Durante gli anni ’60, la Bamboo regna sovrana tra le dive.

Più tardi, in Italia, agli inizi degli anni ’50 la stilista Giuliana Coen, conosciuta da tutti come Roberta di Camerino, dà vita a una deliziosa borsetta in velluto dai toni vivaci a contrasto e con una forma così particolare e unica che lei stessa affermava le ricordasse un nano da circo, fu così che la designer sceglie di chiamarla proprio Bagonghi, nome attribuito ai nani.

Nel febbraio del 1955 Gabrielle Chanel disegna e produce una borsa diversa da tutte le altre: versatile, pratica, super chic e adatta a tutte le occasioni, la Chanel 2.55. La sua particolare lavorazione matelassè, la catena dorata e la chiusura minimale, fanno sì che questa, nonostante il tempo trascorso e i mutamenti culturali e di costume, sia ancora oggi una delle borse più desiderate.

Una it-bag da non dimenticare è la “sorella minore” di casa Hermès, la Birkin. La sua storia risale al 1984, quando l’attrice Jane Birkin, in volo da Parigi a Londra, seduta accanto a Jean Louis Dumas, allora stilista di Hermès, si lamenta del bisogno di possedere una borsa da week-end, comoda, femminile e pratica così da poter contenere i suoi mille fogli e appunti. E così, in men che non si dica, Dumas prende in prestito la borsa dell’attrice e dopo qualche settimana le restituisce una borsa in formato più grande e con l’aggiunta di una tasca. Da quel giorno la Birkin di Hermès diventa simbolo di una donna moderna, contemporanea e impegnata.